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pagine ebraiche 24

"Vent'anni dalla legge sulla Memoria, razzismo un tema ancora attuale"

“Il razzismo ci umilia tutti. Il grande complice della Shoah è stato il silenzio”.

A venti anni dalla Legge numero 211 del luglio 2000 che ha istituito il Giorno della Memoria, il suo promotore Furio Colombo ha fatto un primo bilancio in occasione di un incontro organizzato dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara.
Quali sono le prospettive future? Come va commemorato il 27 gennaio? Come riuscire ad evitare di cadere nella retorica e nell’assuefazione?
Sono tanti gli interrogativi ma anche gli spunti di riflessione che hanno animato la serata moderata dal direttore del Meis Simonetta Della Seta al Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara e realizzata in collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara nell’ambito delle manifestazioni del “Giorno della Memoria 2020” del Comitato Provinciale 27 gennaio presieduto dal Prefetto di Ferrara e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
“Accolgo Furio Colombo con stima e riconoscenza – ha affermato il prefetto Michele Campanaro – Grazie alla sua passione civile, Colombo ha fatto approvare una Legge che ha reso l’Italia un esempio per tutta l’Europa. Questo incontro è particolarmente significativo ed è la prima riflessione sulla Legge che si fa a livello nazionale”.
Nel suo intervento, l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli ha citato le parole di Philip Roth dedicate a Primo Levi: “Dopo aver letto ‘Se questo è un uomo’ nessuno potrà più dire di non essere stato ad Auschwitz”.
“Il Paese intero deve essere grato a Furio Colombo e voglio ricordare che dalla Legge del 2000 è scaturita anche la Legge 2003 che ha istituito il Meis – spiega il Presidente Dario Disegni – Il Meis vuole essere non solo un museo ma un polo culturale, anche nel dibattito sulla Shoah”.
“Bisogna interrogarsi oggi su come raggiungere su questi temi i tanti indifferenti” ha aggiunto il direttore Della Seta.
“Come ho iniziato a capire che ci fosse bisogno di un Giorno della Memoria? – rievoca Furio Colombo – Ricordo quando il fascismo è caduto ed ero un bambino, ricordo il senso di liberazione, la possibilità di camminare per strada senza la preoccupazione di dover fare di tutto per non farmi notare. Ricordo anche quando nel 1938 a scuola è stato dato l’annuncio di riunirsi tutti in aula magna perché avrebbero espulso gli studenti di religione ebraica. E ricordo anche che in quella situazione nessun insegnante si è voltato per lanciare uno sguardo ai bambini cacciati che uscivano. Quando dopo la Guerra sono tornato a scuola a Torino, tutti i miei insegnanti avevano fatto la Resistenza ma nessuno parlava della Shoah. Ho chiesto il motivo e mi è stato detto che l’onta del fascismo era già stata lavata. Ma la Shoah e il fascismo sono stati un delitto italiano con il quale si deve ancora fare i conti”.
A seguire, un dibattito animato da Walter Barberis, storico e presidente della Giulio Einaudi Editore, Anna Quarzi, Presidente dell’Isco e Margherita Alberti e Riccardo Bergami, due studenti del Liceo “A. Roiti” di Ferrara.
Se Barberis si interroga sulle questioni del linguaggio, Quarzi si chiede se il lavoro con le scuole iniziato venti anni fa stia proseguendo nel modo più giusto. Come non cadere nella retorica – chiede Alberti – e cosa sarebbe successo senza il Giorno della Memoria? domanda Bergami.
“Nelle vostre domande – ha risposto Colombo – si cela già una risposta. Per quanto riguarda le scuole voglio raccontare cosa è successo ad una insegnante di Roma alla quale era stata assegnata una classe particolarmente difficile. Ha deciso di organizzare un anno della Memoria attraverso un progetto: tutti gli studenti dovevano andare in giro a cercare anziani e chiedere loro di ricordare e la cosa sorprendente è che molti di loro hanno risposto: ebrei? Ma chi ha mai dato fastidio agli ebrei?”.

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